Una farmacia naturale con piante ed erbe
La cura con le piante medicinali non vuole e non deve sostituire la terapia farmacologica, né l’erborista può sostituirsi al medico.
Detto questo non si può tuttavia disconoscere l’estrema utilità di queste piante, che per molti secoli hanno alleviato e curato numerose malattie.
Ma perché esse rendano disponibili tutte le loro virtù terapeutiche e medicamentose, come in passato, è opportuno conoscerne l’esatto tempo di raccolta, le modalità di conservazione e di utilizzo.
Ogni pianta arriva a maturazione in un determinato periodo, durante il quale deve essere raccolta, quindi essiccata e infine conservata; i tuberi e i bulbi invece si raccolgono comunque in autunno e si conservano freschi. L’essiccazione deve poi avvenire in un luogo fresco, asciutto e ventilato. Attenendosi a queste precauzioni, le piante conserveranno intatti i loro principi attivi anche quando si troveranno allo stato secco.
L’elemento più importante rimane quello della raccolta, ovvero il cosiddetto “tempo balsamico”, che è diverso per ogni pianta; poiché non è questa la sede per elencare i singoli casi, mi limiterò a fornire qualche esempio:
Radici e rizomi: si raccolgono in autunno.
Fiori: vanno prelevati all’inizio della fioritura della pianta.
Frutti: salvo diversa indicazione, debbono essere raccolti alla loro completa maturazione.
Varie sono le forme di somministrazione delle erbe:
Decotto: bevanda ottenuta versando la porzione prescritta di erbe in acqua fredda, portandola a ebollizione.
Impiastro: medicamento di piante pestate, steso su garza, da applicare sulla parte del corpo che si vuoIe curare.
Infuso: si ottiene versando le parti indicate della pianta in acqua bollente e lasciando riposare il recipiente coperto per qualche tempo.
Si filtra, avendo l’accortezza di strizzare il residuo, al fine di sfruttare
completamente i contenuti delle erbe. L’infuso è il rimedio più usato perché in questo modo il principio attivo della pianta non si altera.
Macerazione: procedimento a freddo che prevede l’uso di acqua, o alcool o vino; si effettua lasciando le erbe a bagno a temperatura ambiente per alcune ore (in genere da 2 a 12); nel caso si utilizzi vino, anche lO giorni. Trascorso il tempo prestabilito, si filtra attraverso una tela e si beve.
Polvere: si ricava dalle piante essiccate all’ombra e finemente pestate e setacciate. L’utilizzo della polvere offre alcuni vantaggi: il dosaggio e la somministrazione risultano più facili; si può assumere per via orale, in cachet, sciolta in un liquido o amalgamata a miele o marmellata; il preparato è utile inoltre nella terapia locale delle infezioni dermatologiche, impiegato come polvere aspersoria, assorbente e protettiva.
La dose media della polvere per uso interno varia da 0,5 a 1 grammo, da somministrare 2-3 volte al giorno, prima o dopo i pasti, secondo i casi.
Pomata o unguento: preparato semi liquido per uso esterno, costituito da sostanze erbacee miste a grassi.
Sciroppo: preparazione liquida ma densa, a base di zucchero o miele (200 g per 200 cl di acqua calda), in soluzione concentrata di sostanze erbacee medicamentose.
Tintura: si ottiene dalla macerazione delle erbe in alcool, secondo tempi e modalità prescritte. Il composto viene poi filtrato e conservato in una bottiglia ben tappata.
Tisana: si tratta di un infuso preparato con molta acqua e una piccola quantità di erbe; la dose media per le tisane è di 3 bicchieri al giorno, ripartiti secondo convenienza. Per addolcire i preparati a base di erbe si consiglia l’uso del miele, che è a sua volta un rimedio naturale.
Avvertenze: qualsiasi beneficio ottenibile con l’impiego delle erbe richiede cure protratte per un certo tempo: di norma la durata è di 2 settimane, e non oltre, per evitare l’assuefazione. Tutti i preparati a base di erbe si conservano al massimo per 6 mesi e devono essere riposti in luoghi asciutti e arieggiati.
Benessere, Erbe medicinali, Salute
 
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